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RomaniGuida alle ricerche
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si p. 24 par. 30
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Romani — Approfondimenti al capitolo 9Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (edizione per lo studio)
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il passo della Scrittura dice al faraone Subito dopo queste parole, Paolo cita Eso 9:16. Si tratta di un messaggio che Geova aveva comandato a Mosè di riferire al faraone (Eso 9:13-19). Paolo però personifica “il passo della Scrittura”, come se fossero le Scritture stesse a parlare al faraone. Usa una personificazione simile in Ro 3:19, dove nell’originale viene detto che la Legge “parla” a quelli che sono sotto la Legge. Questa figura retorica che ricorre nei casi menzionati è appropriata, perché le Scritture Ebraiche, Legge inclusa, erano riconosciute come parola di Dio, come se fosse Dio stesso a parlare. Allo stesso modo, a volte Gesù personificò lo spirito santo di Dio, dicendo che lo spirito avrebbe ‘insegnato’ e ‘reso testimonianza’ (Gv 14:26; 15:26).
ti ho lasciato rimanere in vita Lett. “ti ho sollevato”. Diverse Bibbie traducono questa espressione con rese come “ti ho fatto sorgere” (CEI) o “ti ho fatto diventare re” (Parola del Signore), il che può dare l’idea che fosse stato Dio stesso a mettere il faraone sul trono. Qui però Paolo cita Eso 9:16, il cui contesto ci aiuta a capire il senso dell’originale. Annunciando la settima piaga, Dio aveva detto al faraone: “A questo punto avrei già potuto stendere la mano [...], e tu saresti stato spazzato via dalla terra” (Eso 9:15). Ma, invece di colpirlo, Dio aveva deciso di risparmiarlo, e gli aveva detto: “Ti ho tenuto in vita [o “ti ho lasciato rimanere”; lett. “ti ho fatto stare”]” (Eso 9:16). È da notare che la Settanta traduce così le parole di Geova al faraone: “Sei stato preservato”. Pertanto, sia le Scritture Ebraiche che la Settanta supportano la resa “ti ho lasciato rimanere in vita” nel passo di Ro 9:17, chiarendo il significato dell’espressione: Dio aveva lasciato rimanere in vita il faraone per mostrargli la Sua potenza.
perché il mio nome sia dichiarato in tutta la terra Qui Paolo cita Eso 9:16. Queste parole fanno parte del messaggio che Geova aveva comandato a Mosè di riferire al faraone dopo la sesta piaga (Eso 9:8-15). Nella Bibbia il termine “nome” a volte viene usato per indicare non solo la persona che lo porta ma anche la sua reputazione e tutto ciò che dice di essere (Eso 34:5, 6; vedi approfondimenti a Mt 6:9; Gv 17:6, 26). La Bibbia dà costantemente risalto alla santificazione e rivendicazione del nome di Dio. Per esempio il salmista pregò: “Tutti sappiano che tu, il cui nome è Geova, tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra!” (Sl 83:18). Il libro di Ezechiele riporta più di 50 volte, in questa forma o in altre simili, l’espressione: “Dovranno riconoscere che io sono Geova” (Ez 6:7; 38:23). Gesù insegnò ai suoi discepoli a pregare perché il nome di Dio fosse santificato (Mt 6:9). L’apostolo Paolo incoraggiò i cristiani a dichiarare pubblicamente il nome di Dio (Eb 13:15). E Ri 15:4 pone la domanda: “Chi non ti temerà, o Geova, e non glorificherà il tuo nome?”
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