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È la maturità cristiana una meta che sfugge?La Torre di Guardia 1972 | 1° giugno
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del primo secolo si trovassero in una moderna società industrializzata diretta da un ufficio del nostro giorno, molti fattori risulterebbero loro strani, sconosciuti e, almeno temporaneamente, li renderebbero perplessi. Li renderebbe ciò cristiani immaturi? Ovviamente no. Poiché la maturità cristiana non è determinata da conoscenza, esperienza o efficienza nei moderni metodi d’affari o nella vita cittadina. Si determina mediante le qualità spirituali esposte nella Parola di Dio. Queste qualità si applicano ugualmente in ogni luogo, a tutte le persone e in tutti i tempi, per cui località geografica, professione o posizione sociale non sono determinanti.
Alcuni pescatori del primo secolo divennero maturi discepoli del Figlio di Dio, mentre gli scribi e i capi religiosi molto istruiti in genere non lo divennero. I princìpi biblici sono ciò che il maturo cristiano deve seguire ed essi vengono messi in pratica sia in un podere che in una città, sia in un primitivo paese “retrogrado” che in una “progredita” nazione industriale. Pertanto, nessun cristiano deve sentirsi scoraggiato nel conseguimento della maturità cristiana per mancanza di capacità giudicata secondo le norme mondane. — Si paragoni I Corinti 1:26-31; 2:3-6; II Corinti 1:12.
Se dunque non abbiamo conseguito la maturità, “avanziamo” verso di essa. Siamo cristiani maturi? Usiamo dunque con buon profitto la nostra maturità, ‘comportandoci da uomini, divenendo potenti’, aiutando gli immaturi e continuando a camminare in questa stessa eccellente condotta che ci fece pervenire alla maturità e che ci farà raggiungere la meta finale, l’approvazione di Dio che conduce alla vita. — 1 Cor. 16:13, 14; Gal. 6:1, 2; Filip. 3:15, 16.
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“A scopo di testimonianza”La Torre di Guardia 1972 | 1° giugno
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“A scopo di testimonianza”
NELLA primavera del 33 E.V. Gesù Cristo, mentre era sul monte degli Ulivi, disse ai suoi discepoli: “In quanto a voi, badate a voi stessi; vi consegneranno alle corti locali, e sarete battuti nelle sinagoghe e sarete condotti davanti a governatori e re per amor mio, a scopo di testimonianza ad essi”. — Mar. 13:9, Traduzione del Nuovo Mondo, edizione inglese del 1950.
Le esperienze che i seguaci di Cristo hanno avuto da quel tempo danno prova che questo è vero. Più di cinquanta giorni dopo che Gesù aveva proferito queste parole gli apostoli Pietro e Giovanni dovettero difendere la loro fede davanti alla più alta corte giudaica, il Sinedrio. Sebbene illetterati e comuni, diedero una potente e intrepida testimonianza a quell’augusto gruppo composto di governanti, scribi e anziani influenti. (Atti 4:5-19) Non molto tempo dopo tutti gli apostoli furono portati davanti al Sinedrio. Con baldanza essi si rivolsero ai membri di quella corte: “Dobbiamo ubbidire a Dio quale governante anziché agli uomini. L’Iddio dei nostri antenati ha destato Gesù, che voi avete ucciso, appendendolo al legno. Dio lo ha esaltato come principale Agente e Salvatore alla sua destra, per dare a Israele pentimento e perdono dei peccati. E noi siamo testimoni di queste
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