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Quanto sono fidati gli “storici classici”?La Torre di Guardia 1970 | 15 ottobre
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C’è poi Plutarco (c. 46-c. 120 E.V.). “Si è parlato molto dell’inesattezza di Plutarco; e non si può negare che fa poca attenzione ai numeri e ogni tanto contraddice le sue stesse dichiarazioni”. (Plutarch’s Lives, Introduzione, del traduttore e revisore A. H. Clough, pagina xviii) Egli scrisse riguardo a Temistocle e ai suoi tempi, nonché circa altri illustri Greci e Romani.
In quanto a Livio, storico romano che morì nell’anno 17 E.V., pare che la maggioranza delle sue opere storiche ci siano pervenute solo in citazioni ed epitomi di scrittori posteriori. W. Luca Collins, uno dei suoi traduttori, dice: “Sfortunatamente, la porzione persa, che contiene la posteriore e più autentica storia del popolo romano e soprattutto dello stesso periodo dello scrittore, è ciò che più avremmo desiderato vedere”. Secondo l’usanza del suo tempo, Livio introdusse nella sua narrazione le tradizioni allora esistenti.
Questi storici del primo secolo, dobbiamo ricordare, dovettero basarsi su precedenti fonti per i dati relativi al periodo delle monarchie assire, babilonesi e persiane. Alcune di queste fonti, abbiamo già appreso, erano alterate da negligenza e inesattezze cronologiche. Per di più, il processo di copiatura da antichi documenti accresce l’incertezza.
Ne consegue, perciò, che gli storici “classici” posteriori non possono addurre nessuna prova contro il calcolo biblico del tempo più vigorosa di quella dei loro predecessori del quinto secolo a.E.V. In realtà, alcuni di questi scrittori “classici”, antichi o posteriori, non si preoccuparono molto di tenere accurate registrazioni del tempo. Essi offrono ai moderni lettori utili informazioni su avvenimenti, usanze e filosofie del loro tempo, preziose informazioni d’importanza secondaria. Per la maggior parte, comunque, pare che prestassero minore attenzione alle date accurate.
RIFERIMENTI
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Ha ubbidito a Dio riguardo alle compagnieLa Torre di Guardia 1970 | 15 ottobre
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Ha ubbidito a Dio riguardo alle compagnie
I TESTIMONI di Geova sanno che “le cattive compagnie corrompono le utili abitudini”. (1 Cor. 15:33) L’esperienza di questo giovane che non era Testimone dimostra l’importanza di dare ascolto a questo principio:
“C’era una ragazza che mi piaceva moltissimo, poiché l’avevo conosciuta molto bene a scuola prima che divenisse testimone di Geova. Quando cominciò a studiare la Bibbia coi testimoni di Geova, mi disse che non poteva uscire coi ragazzi del mondo, e che essi non potevano andare a trovarla a casa. Nonostante che studiasse regolarmente la Bibbia e perfino si battezzasse, io ero deciso a cercar d’infrangere la sua integrità verso Dio. Non ci riuscii. Cominciai perfino a mentirle, cercando di ingannarla facendole credere che la verità della Bibbia piaceva anche a me. Sì, andai a varie adunanze alla Sala del Regno. Uscii anche nell’opera di predicazione perfino con la neve. Pensavo d’averla ora convinta perché facevo queste cose.
“Le telefonavo o scrivevo quasi ogni giorno perché lavoravo fuori città. Le mandavo regali e la supplicavo di tenerli, ma ella non li accettava mai. Quindi dissi a me stesso che doveva esserci qualche cosa nella sua nuova religione perché ero riuscito a fare quello che volevo con ogni ragazza tranne che con questa. Così cominciai a fare domande bibliche, e più ne facevo più le risposte mi piacevano. Cominciai a studiare la Bibbia con zelo e presto dedicai la mia vita a Geova Dio. Sì, ora sono testimone di Geova e questa fedele giovane ragazza è mia moglie. Come sono grato e felice che ubbidisse così fedelmente ai princìpi di Dio”.
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