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  • Guarigione divina per la vita perfetta
    La Torre di Guardia 1951 | 15 ottobre
    • che sostengono la dottrina delle divine guarigioni fisiche insistono di ricorrere ad esse, per beneficio egoistico, piuttosto che ricorrere agli ordinari metodi di cura che sono disponibili oggi. Essi pretendono che questa sia una prova della loro fede in Dio e della loro fiducia in lui. Ma tale egoistico ricorso alla guarigione divina non è approvato da Gesù Cristo e dai suoi apostoli. Non v’è dubbio che questi uomini esercitarono veramente il dono di miracolose guarigioni mediante lo spirito di Dio. Esercitarono essi questa potenza miracolosa per il loro proprio beneficio fisico? Mai! Alla fine del suo digiuno di 40 giorni Gesù non soddisfece la sua estrema fame mutando delle pietre in pagnotte di pane. Il suggerimento di servirsi del suo potere in tale modo egoistico venne da Satana il Diavolo, non da Dio. Quando Gesù si stancava per il lungo cammino, sedeva per riposarsi, come fece presso la fonte di Samaria. Quando aveva sonno, dormiva per ricuperare le forze, come fece sul guanciale a poppa del battello mentre attraversava il Mare di Galilea. Quando i suoi apostoli tornarono dal faticoso giro missionario e gli fecero il loro rapporto, egli prese in considerazione il loro stato fisico e nervoso e li invitò a ritirarsi con lui in un luogo isolato per ‘riposarsi un po’. (Giov. 4:6; Mar. 4:38; Luca 8:23; Mar. 6:30-32) Cosicché Gesù non ricorse ai miracoli per il profitto proprio e dei suoi discepoli.

      17, 18. Perché Gesù non seguì il proverbio dei Nazareni: “Medico, cura te stesso”?

      17 Sotto questo rispetto Gesù non seguì l’adagio: “Medico cura te stesso”. Nella città di Nazaret, mentre predicava ai suoi vecchi conterranei nella loro sinagoga, egli disse: “Senza dubbio voi applicherete a me questa illustrazione: ‘Medico, cura te stesso’; le cose che udimmo d’essere accadute a Capernaum falle anche qui nel tuo territorio natìo”. Con questo i suoi vecchi paesani intendevano ch’egli avrebbe dovuto praticare i suoi miracolosi poteri verso i suoi ex vicini, il popolo del paese dove era stato allevato, come per dire: la cura comincia in casa, a beneficio dei tuoi prima. “Ma egli disse: ‘Con certezza vi dico che nessun profeta è accettato nel suo territorio natìo. Per esempio, io vi dico in verità: C’erano molte vedove in Israele ai giorni d’Elia, quando il cielo fu serrato per tre anni e sei mesi, cosicché vi fu una gran carestia in tutto il paese, eppure Elia non fu mandato a nessuna di quelle donne, ma solo a Sarepta nel paese di Sidone a una vedova. Vi erano pure molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, eppure nessuno di essi fu guarito, ma solo Naaman il Siro”. Gesù cercò di fare appello ai suoi concittadini per mezzo della sua predicazione piuttosto che col sollievo miracoloso dall’infermità. Se avesse seguito la loro idea: “Medico, cura te stesso,” non sarebbe stato cacciato da loro fuori della città e minacciato di lapidazione. — Luca 4:16-30.

      18 Perciò Matteo 13:58 ci dice: “Non fece quivi molte opere potenti a motivo della loro mancanza di fede”. (NM) Egli compì i suoi miracoli di guarigioni su estranei, come aveva fatto l’antico profeta Elia. Egli sapeva che i poteri di guarigione non erano per il beneficio personale, ma per un segno agli estranei, come il dono di lingue: “Le lingue sono per un segno, non ai credenti, ma agl’increduli; mentre, la profezia [predicazione] è, non per gl’increduli, ma per i credenti”. (1 Cor. 14:22, NM) Colui che riceveva il dono di guarigione divina non doveva essere un guaritore di se stesso.

      19, 20. Che cosa mostra la condotta di Eliseo riguardo alla propria cura e alla paga per i miracoli di guarigione?

      19 Se la persona con un tale dono avesse dovuto adoperare questo potere egoisticamente, per conservarsi sempre, in salute, allora, salvo accidenti o persecuzioni, quando avrebbe egli deciso di morire o di accettare la morte? Il profeta Eliseo successe ad Elia, ed Eliseo fu adoperato per risuscitare alla vita un fanciullo morto e risanare il forestiero, Naaman, dalla sua lebbra, e per fare altri miracoli. Ma guarì egli se stesso o pregò d’esser miracolosamente guarito? La fedele narrazione ci dice: “Or Eliseo cadde malato di quella malattia che lo dovea condurre alla morte; e Joas, re d’Israele, scese a trovarlo, pianse su lui”. Sul suo letto di morte Eliseo adoperò il suo potere profetico a favore del re Joas, ma non cercò il miracoloso risanamento per sé. “Eliseo morì e fu sepolto”. Che cosa accadde allora? “Avvenne, mentre certuni stavano seppellendo un morto, che scorsero una di quelle bande, e gettarono il morto nel sepolcro d’Eliseo. Il morto, non appena ebbe toccato le ossa d’Eliseo, risuscitò, e si levò in piedi”. — 2 Re 13:14-21.

      20 Questi fatti confermano che il potere di guarigione doveva essere adoperato per altri, non per beneficio personale di colui che guariva. Né colui che guariva doveva arricchirsi con queste pratiche e accettar paga in denaro o compensi materiali per i suoi miracoli. Eliseo rifiutò una rimunerazione da Naaman per averlo guarito della sua piaga ma diede la gloria a Dio. Anzi quando il suo servo Ghehazi tentò con astuzia di farsi dare la ricompensa offerta, mal servendosi del nome di Eliseo, egli fu colpito della malattia della quale era stato guarito Naaman. (2 Re 5:1-27) Quelli che hanno la pretesa di praticare la guarigione e che accettano paga o compenso o raccolgono denaro si rendono impuri dinanzi a Dio. Gesù istruì i suoi apostoli che avevano questo dono: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

      21, 22. Che cosa mostrano i casi di Eutico, Epafrodito e Trofimo?

      21 Prendete per ulteriore illustrazione l’apostolo Paolo. Una volta egli predicò fino alla mezzanotte e Eutico da una finestra, addormentatosi, cadde dal terzo piano e fu raccolto morto. Paolo si liberò da ogni biasimo ridando a Eutico la vita. Quello fu un miracolo d’emergenza verso un membro della congregazione al quale era accaduta una disgrazia. — Atti 20:7-12.

      22 Ma che cosa ne era del risanamento degli altri membri della congregazione? Li era pure Epafrodito di Filippi, intorno al quale Paolo scrive: “Egli si ammalò quasi fino al punto di morte; ma Iddio ebbe pietà di lui, infatti, non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi tristezza sopra tristezza. . . . a causa dell’opera del Signore egli era giunto molto vicino alla morte, esponendo la sua anima al pericolo, onde supplisse alla vostra assenza per rendermi privato servizio”. (Filip. 2:25-30, NM) Ma qui non vi è traccia di supposizione che Paolo abbia compiuto una guarigione divina per salvare Epafrodito dalla morte. Né impedì ch’egli si avvicinasse alle porte della morte, benché questo conservo fosse di grande aiuto per Paolo. Ma Iddio aveva benedetto i mezzi adoperati per rimetterlo in salute e così Iddio ebbe pietà di quel fratello malato. A proposito, se Epafrodito non avesse dovuto dormire nella morte ma fosse dovuto andare immediatamente in cielo dopo morto, sarebbe stato il conservarlo ancora nella vita terrena un atto di misericordia per lui? Oltre a lui, vi fu Trofimo. Nell’ultima lettera di Paolo prima della sua morte a Roma egli scrive per dire a Timoteo: “Trofimo l’ho lasciato infermo a Mileto”. (2 Tim. 4:20) Perché, ora, il dotato Paolo lasciò Trofimo infermo, e perché Trofimo non ebbe chiesto a Paolo di far uso del suo dono dello spirito per risanarlo? Perché il potere miracoloso non dev’essere adoperato per nostra convenienza personale o per il sollievo dei devoti Cristiani della congregazione.

      23. Adoperò Paolo o raccomandò la guarigione divina per Timoteo?

      23 C’era un altro compagno e collaboratore di Paolo che era afflitto da un’infermità cronica, Timoteo. Egli aveva disturbi di stomaco e frequenti periodi di malattia. Adoperò Paolo il suo dono su lui e lo liberò forse dalla sua infermità in modo definitivo? Oppure disse: “Timoteo, esercita la fede e prega che Dio intervenga e ti metta in migliore condizione fisica per il ministero della buona notizia”? Ascoltate la prescrizione che Paolo fece a Timoteo: “Non bere più acqua, ma adopera un poco di vino a causa del tuo stomaco e dei tuoi frequenti casi di malattia”. (1 Tim. 5:23, NM) Timoteo avrebbe potuto astenersi del tutto dagli alcoolici; non lo sappiamo con certezza. Ma allora l’acqua potabile poteva essere cattiva e così contribuire a rendere Timoteo infermo. Paolo gli disse di fare ciò che era ragionevole; no, non gli disse di andare in una farmacia e procurarsi uno speciale vino medicinale per disordini organici (come affermano i proibizionisti), ma semplicemente “prendi un poco di vino”, senza specificare di quale specie.

      24. Che cosa comprova il fatto che Luca accompagnava Paolo?

      24 Paolo stesso non era perfettamente in buona salute secondo i suggerimenti delle Scritture. Luca descrive che egli accompagnò Paolo nei suoi viaggi da Troas, in Asia Minore, in poi. E qual era la professione di questo Luca? Paolo ce lo dice con le seguenti parole: ‘Il diletto medico Luca vi manda i suoi saluti”. (Col. 4:14, NM) Luca era un medico, non in senso spirituale, ma in senso medico, fisico. Si può ragionevolmente dedurre che Paolo lo abbia avuto seco per i servizi medici che poteva rendere sia a lui che ad altri missionari. Se i veri Cristiani avessero avuto l’obbligo di limitarsi alle cure della fede e alle guarigioni divine, sarebbe stato inconsistente per Luca come Cristiano di esercitare la sua professione, specialmente verso i suoi compagni di servizio.

      25. Dal fatti citati sopra, che cosa concludiamo che potremmo e non potremmo fare?

      25 Da questi fatti scritturali possiamo con ragione concludere che, quando cadiamo malati o siamo colpiti da qualche infermità a causa degli anni, possiamo ricorrere a qualche metodo naturale di cura, o a qualche rimedio medico. Possiamo ricorrere a medici di qualunque scuola che ci sembri la migliore. Possiamo andare in un sanatorio o in un ospedale o subire un’operazione chirurgica. Questi metodi di cura non sono vietati ai Cristiani di fede. Non dobbiamo rimandare la cura appropriata ricorrendo alla preghiera ed aspettando una miracolosa guarigione divina. Sarebbe erroneo pregare ed aspettare una risposta a tale preghiera. Perché? Prima di tutto, perché queste guarigioni non sono per i credenti stessi e, secondariamente, perché questo dono di guarigione mediante lo spirito santo è tramontato. Affidarsi alla guarigione per fede costituirebbe per noi un danno spirituale, perché questi fanno la loro professione, non con la potenza dello spirito di Dio, ma con la potenza del Seduttore. I loro insegnamenti e le loro opere lo dimostrano. Se capissero le Scritture non sarebbero in tale commercio.

  • La preghiera della fede durante la malattia
    La Torre di Guardia 1951 | 15 ottobre
    • La preghiera della fede durante la malattia

      1, 2. Che cosa mostra se Giacomo 5:13-15 parla di malattie spirituali?

      IL DISCEPOLO Giacomo parlò della preghiera della fede per i malati. Non contraddice egli ciò che è stato detto sopra? Esaminiamo le sue parole su questo: “C’è qualcuno che soffre male fra voi? Faccia preghiera. C’è qualcuno in buon animo? Canti dei salmi. C’è qualcuno infermo fra voi? Chiami gli anziani della congregazione presso di sé, e preghino essi su lui, sfregandolo con olio nel nome di Geova. E la preghiera della fede renderà la salute all’indisposto, e Geova lo ridesterà. E se anche ha commesso peccati, gli sarà perdonato”. — Giac. 5:13-15, NM.

      2 Il contesto mette in chiara luce che qui Giacomo non parla di malattie fisiche, ma spirituali. In primo luogo egli menziona il soffrir male. Questo ha riferimento al “soffrire male per la buona notizia secondo la potenza di Dio”. Significa subire qualche avversità servendo come Cristiano testimone di Dio e mantenendo la propria integrità verso Dio. (2 Tim. 1:8, NM) Quindi, se qualcuno soffre in tal modo, perseveri nella preghiera affin di essere aiutato a mantenersi fedele, consiglia Giacomo. Ma, secondo Giacomo, che cosa deve fare chi è di buon animo? “Canti dei salmi”. Così facendo, egli edifica se stesso e quelli che l’ascoltano. Ma che farà chi non è di buon animo? In altri termini, che farà chi è malato spiritualmente? Il fatto che Giacomo mette in contrasto lo star male con l’essere di buon animo indica

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