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  • Rivestitevi di umiltà
    La Torre di Guardia 1954 | 1° aprile
    • sapete che sarà la vostra vita domani. . . . Invece, dovete dire: ‘Se Geova vuole, saremo in vita e faremo pure questo o quello’”. — Giac. 4:13-15, NW.

      L’umiltà non ci farà dire spacconate e chiacchiere vanitose riguardo a noi stessi davanti alla nostra famiglia, in presenza di estranei, o nella congregazione cristiana. Non ci farà pensare che gli altri siano interessati quanto noi alle nostre realizzazioni personali. Non ci farà sentire offesi quando la gente sembra ignorarci, o perché forse il nostro servitore di congregazione non ci riconobbe o non ci chiamò per farci fare un commento o prendere parte al programma dell’adunanza di servizio.

      L’umiltà non ci consentirà di avere un’alta opinione di noi stessi, non ci farà mettere in mostra davanti ad altri, non ci permetterà di disprezzare coloro dei quali potremmo essere invidiosi o verso i quali potremmo nutrire rancore. Per quanto siamo persuasi o entusiasmati delle nostre realizzazioni o dei nostri meriti, l’umiltà terrà il nostro io da parte e sotto controllo. Essa sopprimerà la tendenza di vantarsi e insuperbire. Non darà luogo a una finta pietà o ad atteggiamenti di compunzione e falsa umiltà, come si osserva comunemente fra il clero. — Col. 2:18, 23.

      L’umiltà c’insegna di rispettare i nostri genitori, i nostri fratelli e le nostre sorelle nella verità e l’intera organizzazione cristiana. Frena il nostro orgoglio nazionale, razziale o di colore. Non dà adito a divisione. Insegna all’uomo che Iddio “ha tratto da un solo uomo tutte le nazioni degli uomini, perché abitino su tutta la superficie della terra, ed egli determinò le stagioni prestabilite e i confini delle abitazioni degli uomini, affinché cerchino Dio se possono, brancolando, realmente trovarlo”. — Atti 17:26, 27, NW.

      L’umiltà insegna agli umili Cristiani che queste verità appartengono a Geova Dio, che il servitore semplicemente porta i frutti che sono prodotti da Geova. Ci consiglia che la volontà di Dio è ragionevole, pratica, giusta. Gli umili sono consci della loro devozione e del loro zelo verso Dio, e si sforzano seriamente di assolvere le responsabilità loro affidate da Dio. Sono lenti a peccare, pronti a perdonare. L’umiltà insegna all’uomo che il più ignorante può essere superbo e altero, ma che soltanto un uomo saggio sa essere umile. I superbi sono ostinati, fragili e incostanti. Gli umili sono mansueti ma non deboli; resistenti e costanti nell’integrità.

      Umiltà significa riconoscere la propria nullità rispetto a ogni altra cosa. Essa dà all’uomo una mente sottomessa. Stima gli altri più di sé. Osserva il consiglio dell’apostolo “di camminare in modo degno della chiamata con la quale foste chiamati, con completa modestia di mente e gentilezza, con longanimità, sopportandovi l’un l’altro nell’amore, cercando ardentemente di osservare l’unità dello spirito nel vincolante legame della pace”. (Efes. 4:1-3, NW) Essa non permette fornicazione, impurità di alcuna specie o avidità; non permette “condotta vergognosa né discorsi insensati né scherzi osceni, le quali cose non sono convenevoli, ma piuttosto il rendimento di grazie”. — Efes. 5:3, 4, NW.

      L’umiltà non ci fa confidare in noi stessi o negli uomini, ma ci consiglia saggiamente: “Confidati nell’Eterno [Geova] con tutto il cuore, e non t’appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli appianerà i tuoi sentieri”. (Prov. 3:5, 6) C’insegna che Satana il Diavolo è il padre della superbia e il dio della confusione. Fu lui che pensò di essere più alto di quanto non dovesse, ed è stato abbassato e sarà abbassato ancora di più dall’Onnipotente Dio. Egli sarà espulso dall’esistenza. L’umiltà c’insegna che dobbiamo rimanere umili se vogliamo ricevere l’approvazione di Dio. “Iddio si oppone ai superbi, ma dona immeritata benignità agli umili. Umiliatevi agli occhi di Geova, ed egli vi esalterà”. — Giac. 4:6, 10, NW.

      L’umiltà vi aiuterà a rendervi conto che “la malvagità farà perire il malvagio, e quelli che odiano il giusto saranno condannati”. (Sal. 34:21) Essa vi aiuterà a camminare ubbidientemente dinanzi a Geova, non esigendo giustizia da altri ma rendendo sempre giustizia e misericordia finché sia possibile. Essa vi aiuterà a stare nelle vie offrendo inviti e riviste ai passanti; vi aiuterà ad andare di casa in casa con la letteratura, a fare visite ulteriori e a cominciare studi biblici. Vi aiuterà a salire sul podio, a pronunciare conferenze pubbliche e a servire fedelmente in una congregazione.

      Occorre umiltà, crescente umiltà per svolgere queste ed altre parti nell’organizzata opera di testimonianza mondiale al nome e al regno di Geova. È l’abito formato da Geova stesso. Indossatelo. ‘Camminate umilmente col vostro Dio’. — Mich. 6:8.

  • Domande dai lettori (1)
    La Torre di Guardia 1954 | 1° aprile
    • Domande dai lettori

      ◆ Quale era la ragione dei digiuni religiosi degl’Israeliti? Alcune persone dicono che i Cristiani dovrebbero digiunare, citando Matteo 9:15; 17:21 e Atti 13:2, 3 come prova. È questo corretto? —S. A., Argentina.

      La legge mosaica non usa il termine “digiuno”, ma in relazione col giorno dell’espiazione prescrive: “Umilierete le anime vostre”. (Lev. 16:29-31; 23:27; Num. 29:7) Questo viene generalmente inteso come digiuno, e l’opinione viene sostenuta da Esdra 8:21, Isaia 58:3, 5 e dal Salmo 35:13. Benché il giorno dell’espiazione fosse l’unica occasione specificamente istituita da Dio come un giorno di digiuno, tuttavia in altre speciali circostanze egli comandava digiuni. I Giudei istituirono molti digiuni, e una volta ce ne furono quattro digiuni annuali per indicare gli avvenimenti dolorosi del fatale anno 607 a.C. Quando Gesù fu sulla terra era abitudine dei Farisei digiunare due volte la settimana, nel secondo e nel quinto giorno della settimana. (Zacc. 8:19; Luca 18:12) I digiuni dovevano manifestare un profondo dolore e pentimento per i peccati commessi. (1 Sam. 7:6; Gioele 1:14; 2:12-15; Giona 3:5) Erano anche appropriati di fronte a un grave pericolo, o quando c’era grande bisogno di guida divina, o mentre si subivano prove e si superavano tentazioni. —2 Cron. 20:3; Esdra 8:21; Ester 4:3, 16; Matt. 4:1, 2.

      Il vero digiuno religioso non consiste in un’ascetica afflizione del corpo con la fame, come se il dolore o il disagio del corpo fosse in se stesso meritorio. Effettivamente, è la naturale conseguenza di una forte emozione. Se la mente è presa da problemi esigenti o il cuore è scosso da intensi sentimenti, il corpo non desidera cibo e non lo potrebbe digerire bene se fosse consumato. Se la tensione emotiva è abbastanza intensa, si distrugge il naturale appetito del corpo.

      È su questa base naturale che è fondato il digiuno come procedura religiosa. Rivela a Geova l’intenso sentimento dell’individuo che digiuna. Indica che la mente dell’individuo o le sue emozioni sono oppresse da una consapevolezza d’aver peccato o sono afflitte tanto che il corpo rifiuta il cibo. Le facoltà mentali ed emotive della persona possono sentirsi così umiliate per le trasgressioni commesse, così prese dal desiderio di ricevere perdono; così preoccupate della risoluzione di evitare la ripetizione dei peccati, che non ci sia più posto per pensare a cose come il cibo. Se il dolore è veramente grande e il pentimento profondamente sentito, mangiare in tali momenti sarebbe inappropriato e nocivo. Oppure la persona può trovarsi di fronte a un serio problema, che richiede riflessione, meditazione e una considerazione ponderata per apprendere la volontà e la direttiva di Geova nella questione. L’onore del nome di Geova può dipendere dalla decisione o dalle dichiarazioni da fare. In tale stato di completo assorbimento della mente

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