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Giacomo, Lettera diPerspicacia nello studio delle Scritture, volume 1
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Tutto indicherebbe invece Giacomo fratellastro di Gesù Cristo, a cui evidentemente era apparso il Cristo risuscitato e che aveva un posto preminente fra i discepoli. (Mt 13:55; At 21:15-25; 1Co 15:7; Gal 2:9) Lo scrittore della lettera di Giacomo si dichiara “schiavo di Dio e del Signore Gesù Cristo”, e quasi con le stesse parole anche Giuda introduce la sua lettera definendosi “schiavo di Gesù Cristo, ma fratello di Giacomo”. (Gc 1:1; Gda 1) Inoltre nell’introduzione della lettera di Giacomo troviamo il termine “Salute!”, come nella lettera relativa alla circoncisione inviata alle congregazioni. Anche in questo caso era stato a quanto pare il Giacomo fratellastro di Gesù a prendere la parola nell’assemblea a cui erano presenti ‘gli apostoli e gli anziani’ di Gerusalemme. — At 15:13, 22, 23.
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Giacomo, Lettera diPerspicacia nello studio delle Scritture, volume 1
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A chi fu scritta. Giacomo scrisse “alle dodici tribù che sono disperse”, letteralmente “quelle nella dispersione”. (Gc 1:1, nt.) Egli si rivolge ai suoi “fratelli” spirituali, che serbano “la fede del nostro Signore Gesù Cristo”, principalmente a quelli che non vivono in Palestina. (1:2; 2:1, 7; 5:7) Giacomo basa molti dei suoi argomenti sulle Scritture Ebraiche, ma questo non dimostra che la sua lettera fosse diretta solo ai cristiani ebrei, così come la conoscenza delle Scritture Ebraiche nei nostri giorni non dimostra che uno sia di origine ebraica. Il suo riferimento ad Abraamo come “nostro padre” (2:21) è in armonia con le parole di Paolo in Galati 3:28, 29, dove viene spiegato che l’appartenere al vero seme di Abraamo non dipende dall’essere ebreo o greco. Perciò le “dodici tribù” devono essere lo spirituale “Israele di Dio”. — Gal 6:15, 16.
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