-
PietroPerspicacia nello studio delle Scritture, volume 2
-
-
Aiutato da un altro discepolo, che l’aveva seguito o accompagnato fino all’abitazione del sommo sacerdote, Pietro entrò fin dentro il cortile. (Gv 18:15, 16) Non rimase tranquillo in disparte in un angolo buio ma si fece avanti per scaldarsi al fuoco. La luce del fuoco permise ad altri di riconoscerlo come compagno di Gesù, e il suo accento galileo confermò i loro sospetti. Accusato, Pietro negò tre volte persino di conoscere Gesù e infine si mise a maledire, tanta era la veemenza con cui negava. Da qualche parte in città un gallo cantò una seconda volta e Gesù, “voltatosi, guardò Pietro”. Pietro allora uscì, si accasciò e pianse amaramente. (Mt 26:69-75; Mr 14:66-72; Lu 22:54-62; Gv 18:17, 18; vedi CANTO DEL GALLO; GIURAMENTO). Tuttavia la precedente intercessione di Gesù a favore di Pietro fu esaudita e la fede di Pietro non venne meno del tutto. — Lu 22:31, 32.
-
-
PietroPerspicacia nello studio delle Scritture, volume 2
-
-
Ministero successivo. Pietro, “una volta tornato” dall’essere caduto nel laccio della paura a motivo dell’eccessiva sicurezza di sé (cfr. Pr 29:25), doveva ‘rafforzare i suoi fratelli’ adempiendo l’esortazione di Cristo (Lu 22:32) e svolgere opera pastorale fra le Sue pecore (Gv 21:15-17). In armonia con ciò vediamo che Pietro ebbe una parte importante nell’attività svolta dai discepoli dopo l’ascensione di Gesù al cielo. Prima della Pentecoste del 33 E.V. Pietro sollevò la questione della sostituzione dell’infedele Giuda, presentando prove scritturali a sostegno di questa azione. L’assemblea seguì la sua raccomandazione. (At 1:15-26) Di nuovo, alla Pentecoste, Pietro, guidato dallo spirito santo, prese la parola a nome degli apostoli e usò la prima delle “chiavi” affidategli da Gesù, aprendo così la via perché gli ebrei potessero entrare a far parte del Regno. — At 2:1-41; vedi CHIAVE.
-