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Feste gioioseLa Torre di Guardia 1980 | 1° agosto
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Feste gioiose
“Non devi esser altro che gioioso”. — Deut. 16:15.
1. Chi è oggi il popolo più felice e perché?
A CHI non piacciono le feste? Da secoli esse rallegrano gli abitanti della terra. Questo poteva dirsi anche del popolo che ricevette le leggi nazionali dal Creatore dell’uomo, tramite il profeta Mosè. Ma le loro feste erano diverse; erano profetiche di buone cose avvenire. Anche la controparte moderna di quegli antichi celebratori mediorientali si rallegra, in quanto entra nell’adempimento di quelle feste profetiche. Dal punto di vista della Sacra Bibbia, questi odierni celebratori sono israeliti spirituali, e mostrano d’essere il popolo più felice sulla faccia della terra.
2. Di quante feste si parla in Deuteronomio 16:16, e quali sono?
2 Tre sono le feste menzionate nei libri ispirati scritti da Mosè. Nel quinto di questi libri, chiamato Deuteronomio, al capitolo 16, versetto 16, si legge: “Tre volte l’anno ogni tuo maschio dovrebbe comparire dinanzi a Geova tuo Dio nel luogo che sceglierà: nella festa dei pani non fermentati e nella festa delle settimane e nella festa delle capanne, e nessuno dovrebbe comparire dinanzi a Geova a mani vuote”.
3. In quali condizioni vivevano gli israeliti naturali quando furono pronunciate le parole di Deuteronomio 16:17?
3 Il versetto 17 dice: “Il dono della mano di ciascuno dovrebbe essere in proporzione alla benedizione di Geova tuo Dio che egli ti ha data”. Quando furono pronunciate quelle parole gli israeliti vivevano in tende, essendo in marcia verso la terra promessa di Canaan.
FESTA DEI PANI NON FERMENTATI
4. Qual era la prima festa, e cosa offriva il sommo sacerdote a Geova il secondo giorno?
4 La prima di quelle feste annuali, quella dei pani non fermentati, si teneva subito dopo l’osservanza della cena pasquale il 14 abib o nisan. La festa dei pani non lievitati durava sette giorni, dal 15 al 21 nisan compreso. Il primo giorno di questa festa era il giorno di sabato che seguiva l’osservanza della cena pasquale. Il secondo giorno della festa, il 16 nisan, il sommo sacerdote d’Israele offriva a Geova nel tempio di Gerusalemme un covone della mietitura del nuovo orzo. — Lev. 23:11-16.
5. Perché il 15 nisan del 33 E.V. Gesù non celebrò la festa, e quando si rallegrarono immensamente i suoi discepoli?
5 La storia parla di un ragazzo dodicenne portato da Nazaret a Gerusalemme per celebrare la Pasqua. Quel ragazzo era Gesù, il figlio di Maria. Diciotto anni dopo, nel 29 E.V., quell’israelita, ora il Signore Gesù Cristo, divenne l’“Agnello di Dio”, prefigurato dall’agnello pasquale. (Luca 2:41-52; Giov. 1:29-37) Tre anni e mezzo dopo fu effettivamente sacrificato su un legno sul Calvario, fuori Gerusalemme, il venerdì 14 nisan del 33 E.V. La sera di quel venerdì cominciò il 15 nisan e con esso la festa dei pani non fermentati, ma Gesù non partecipò ai festeggiamenti: era morto e sepolto. Mentre a Gerusalemme i giudei in generale si rallegravano per l’inizio della festa, i discepoli di Gesù non provavano nessuna gioia. Erano addolorati per quella che ritenevano la perdita irreparabile del loro Signore. Ma il giorno successivo, la domenica 16 nisan, il loro dolore si mutò in una gioia di gran lunga superiore a quella dei giudei che celebravano la festa.
6. Alla luce di I Corinti 15:20, cosa prefigurava il covone d’orzo agitato dal sommo sacerdote il 16 nisan, e perché?
6 Perché? Perché il loro Signore, Gesù Cristo, fu risuscitato dal suo onnipotente Padre celeste, Geova. L’apostolo Paolo, scrivendo in merito alla risurrezione, spiegò il significato di quell’avvenimento e disse: “Cristo è stato ora destato dai morti, primizia di quelli che si sono addormentati nella morte”. (I Cor. 15:20) Quindi il covone delle primizie della mietitura dell’orzo che il sommo sacerdote israelita agitò nel tempio dinanzi a Geova la domenica 16 nisan prefigurò una sola persona, il risuscitato Signore Gesù Cristo, il primo ad essere risuscitato da morte direttamente alla vita eterna. Solo lui poteva perciò essere chiamato “primizia di quelli che si sono addormentati nella morte”. Questo miracolo contrassegnò il secondo giorno della festa.
7. Perché durante i sette giorni della festa era vietato agli ebrei tenere lievito in casa, e questo cosa serviva a ricordare?
7 Durante i sette giorni della festa non doveva esserci lievito in nessun alloggio degli ebrei, perché il lievito rappresentava ciò che non è in armonia con Dio, il peccato. In realtà questa festa ricordava che gli israeliti, avendo dovuto lasciare l’Egitto in gran fretta, non avevano avuto abbastanza tempo per far lievitare la pasta. Avevano quindi dovuto mangiare pane non lievitato, come avevano fatto il giorno di Pasqua. — Eso. 12:11-34; Deut. 16:2-4.
8, 9. Per corrispondere al tipo, l’antitipica festa dei pani non fermentati doveva seguire che cosa, e come lo conferma Paolo?
8 Come la festa dei pani non fermentati seguiva la Pasqua e durava sette giorni, così l’antìtipo di questa festa doveva seguire il sacrificio dell’“Agnello di Dio”, Gesù Cristo, avvenuto il venerdì 14 nisan del 33 E.V. Poiché il numero dei giorni della festa, sette, è simbolo di perfezione, di completezza, la festa antitipica è continuata attraverso i secoli fino ad ora, e i cristiani che sono israeliti spirituali, giudei interiormente, sono tenuti ad osservarla. In I Corinti 5:6-8 l’apostolo Paolo si riferisce alla festa antitipica e scrive:
9 “Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare l’intera massa? Eliminate il vecchio lievito, affinché siate una nuova massa, secondo che siate liberi da fermento. Poiché, in realtà, Cristo, la nostra pasqua, è stato sacrificato. Quindi osserviamo la festa non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e malvagità, ma con pani non fermentati di sincerità e verità”.
10. Perché e come oggi si deve celebrare la festa antitipica, e perché i celebratori non possono essere ‘altro che gioiosi’?
10 Queste parole furono scritte verso il 55 E.V., ventidue anni dopo la morte di Cristo in sacrificio. Oggi gli israeliti spirituali che dopo diciannove secoli leggono quelle parole dell’apostolo Paolo sono obbligati a osservare la festa antitipica, a osservarla cioè con sincerità e verità. Facendo questo, l’unto rimanente degli israeliti spirituali può afferrare lo spirito dell’antica festa tipica e ‘non esser altro che gioioso’. Perché? Perché la fedele osservanza della festa antitipica produce un’organizzazione pura e teocratica alla quale Geova può dare la sua approvazione.
FESTA DELLE SETTIMANE
11. Qual era la seconda delle feste da osservare, e perché si chiamava così?
11 La seconda delle feste osservate dall’antico Israele era la festa delle settimane. Perché era chiamata così? Perché gli israeliti dovevano contare sette settimane a partire dal 16 nisan, giorno in cui il sommo sacerdote presentava a Geova il covone delle primizie della mietitura dell’orzo. Si contavano così 49 giorni, dopo di che, il 50º giorno, essi dovevano celebrare la festa delle settimane. In greco, lingua in cui un gruppo di ebrei tradusse la Bibbia, cinquantesimo (giorno) si dice pentecosté. Così gli ebrei di lingua greca chiamarono Pentecoste la festa delle settimane. Cosa si faceva in quel giorno?
12. Secondo Levitico 23:15-21, cosa aveva luogo in quel giorno di festa?
12 Rispondendo, Levitico 23:15-21 dice: “‘E dal giorno dopo il sabato, dal giorno che portate il covone dell’offerta agitata, dovete contare per voi stessi sette sabati. Essi dovrebbero esser completi. Fino al giorno dopo il settimo sabato dovreste contare, cinquanta giorni, e dovete presentare a Geova una nuova offerta di grano. Dai vostri luoghi di dimora dovreste portare due pani come offerta agitata. Dovrebbero essere di due decimi d’efa di fior di farina. . . . E il sacerdote li deve agitare da una parte all’altra insieme ai pani dei primi frutti maturi, come offerta agitata dinanzi a Geova, insieme ai due agnelli. Essi dovrebbero servire come qualche cosa di santo a Geova per il sacerdote. E in questo stesso giorno dovete fare una proclamazione; ci sarà per voi stessi un santo congresso. Non potete fare nessuna sorta di lavoro faticoso. È uno statuto a tempo indefinito in tutti i vostri luoghi di dimora per le vostre generazioni’”.
13. Quando entrò in vigore la Pentecoste antitipica e da cosa fu caratterizzata l’occasione?
13 Questa profetica festa delle settimane, o Pentecoste, si adempì sulla congregazione dei discepoli di Gesù riuniti a Gerusalemme il 50º giorno dalla sua risurrezione dai morti. Quindi l’antitipica festa delle settimane o Pentecoste cominciò il sesto giorno del terzo mese lunare, cioè il 6 sivan, del 33 E.V. A quel tempo il glorificato Gesù Cristo era nel Santissimo del grande tempio spirituale di Geova, cioè alla presenza della persona stessa di Geova in cielo, dov’era asceso il 40º giorno dalla sua risurrezione. Mentre gli ebrei celebravano la tipica festa delle settimane o Pentecoste nel tempio di Erode a Gerusalemme, circa 120 discepoli del Sommo Sacerdote spirituale, Gesù Cristo, erano riuniti in una stanza superiore in quella città. Quindi, prima della terza ora del giorno (le 9 del mattino), il Signore Gesù Cristo versò spirito santo dal Santissimo del tempio spirituale di Geova. Così furono generati spiritualmente dal loro Padre celeste, Geova, e unti con spirito santo tramite il loro Sommo Sacerdote Gesù Cristo. (Atti 2:1-36) In questo modo i due simbolici pani di fior di farina ricevettero la celeste approvazione di Geova nel suo santissimo. — Ebr. 9:24.
14. (a) Cosa raffigura il fatto che i due pani di frumento erano lievitati? (b) Quali possono essere le ragioni per cui i pani erano due?
14 Perché nella tipica festa delle settimane o Pentecoste venivano presentati a Geova due pani di grano del nuovo raccolto di frumento? Questo prefigurava che all’adempimento avrebbe preso parte più di una persona. I due tipici pani di frumento erano cotti col lievito. Questo indica che coloro sui quali si adempie il significato della festa sono lievitati di peccato, per nascita naturale, come nel caso dei 120 discepoli dell’immacolato Gesù che erano in attesa a Gerusalemme la domenica 6 sivan del 33 E.V. Il fatto che i pani fossero due può anche indicare che quelli che sarebbero divenuti unti discepoli del Messia Gesù, generati dallo spirito, sarebbero stati presi da due gruppi sulla terra, prima dai circoncisi giudei naturali e poi da tutte le altre nazioni del mondo, i gentili. Assieme, i due gruppi avrebbero costituito un’unica antitipica offerta agitata a Geova. — Efes. 2:13-18.
15. Quando fu presentato a Geova il pane raffigurante gli ebrei, e come dimostrò egli di approvarlo?
15 Da questo punto di vista, il primo dei pani antitipici, raffigurante i circoncisi israeliti, fu presentato a Geova Dio dal Sommo Sacerdote Gesù proprio in tempo, il 6 sivan, lo stesso giorno in cui il sommo sacerdote israelita agitava dinanzi a Geova i due pani tipici nel tempio di Erode a Gerusalemme. Non essendo più necessari come tipo, Geova non accettò quei due pani di frumento, e quindi i celebratori ebrei nel tempio di Erode non ricevettero il dono dello spirito santo. Gli ebrei che volevano partecipare all’adempimento di Gioele 2:28 e 29 dovettero venir via da quel tempio tipico e mettersi in contatto con i 120 discepoli di Cristo sui quali la profezia si era già avverata. Quindi circa 3.000 d’essi divennero parte dell’antitipico pane agitato in quel duplice giorno di Pentecoste del 33 E.V.
16. Quando fu presentato a Geova il secondo pane simbolico, e per quanto tempo è continuato il completamento dei pani simbolici?
16 Il secondo pane simbolico, che rappresentava i gentili o non ebrei, cominciò ad essere agitato davanti a Geova in seguito, con l’ammissione nella congregazione cristiana dei credenti samaritani e poi con quella degli incirconcisi gentili o persone delle nazioni in generale. Quest’ultima ebbe luogo nell’autunno del 36 E.V. (Atti, capp. 8 e 10) I due pani antitipici sono andati completandosi negli scorsi 19 secoli. I fatti mostrano che alcuni sono entrati a far parte dei “pani” in tempi recenti, e questi furono prefigurati da Rut la moabita, antenata di Gesù Cristo, e dalla regina Ester, cugina del giudeo Mardocheo, il quale divenne primo ministro dell’impero persiano. — Vedi il libro Preservazione (inglese), pubblicato nel 1932, che contiene le informazioni di una serie di articoli apparsi sulla Torre di Guardia inglese del 1931 e del 1932.
17. (a) Il fatto che il numero dei membri dei due pani simbolici si andava completando è stato motivo di che cosa per i celebratori della festa? (b) Perché quelli che compongono i due pani simbolici possono chiamarsi “primizie”?
17 Il completamento del numero dei membri dei due antitipici pani della Pentecoste negli oltre 1.900 anni trascorsi ha dato motivo di rallegrarsi grandemente agli israeliti spirituali che celebrano l’antitipica festa delle settimane. Come i due pani tipici rappresentavano le primizie della mietitura nel mese di sivan, così quelli che formano i pani antitipici sono primizie a Geova Dio tramite Gesù Cristo, avendo la precedenza sul resto del genere umano in quanto ricevono un’eredità celeste quale primo beneficio del sacrificio dell’“Agnello di Dio”. — Giac. 1:18; Riv. 14:4.
FESTA DELLE CAPANNE
18. Qual era l’ultima festa dell’anno sacro ebraico, quando si teneva e chi doveva parteciparvi?
18 L’ultima grande festa dell’anno sacro ebraico si teneva nel settimo mese, chiamato etanim o tishri. (I Re 8:2) Sotto certi aspetti era una festa particolare. Quasi sempre è chiamata festa delle capanne, ma due volte è chiamata festa della raccolta. (Eso. 23:16; 34:22) Per esempio, Esodo 23:16, 17 dice: “Inoltre la festa della mietitura dei primi frutti maturi delle tue fatiche, di ciò che avrai seminato nel campo; e la festa della raccolta all’uscita dell’anno, quando avrai raccolto le tue fatiche dal campo. In tre occasioni l’anno ogni tuo maschio apparirà dinanzi alla faccia del vero Signore Geova”. Esodo 34:22 parla della “festa della raccolta al volgere dell’anno”. Deuteronomio 16:13-15 la chiama festa delle capanne e dice: “Quando dalla tua aia e dal tuo strettoio fai la raccolta . . ., per sette giorni dovresti celebrare per te stesso la festa delle capanne. E durante la tua festa ti devi rallegrare, tu e tuo figlio e tua figlia e il tuo schiavo e la tua schiava e il Levita e il residente forestiero e il ragazzo senza padre e la vedova, che sono dentro le tue porte. Per sette giorni celebrerai la festa a Geova tuo Dio nel luogo che Geova tuo Dio sceglierà, perché Geova tuo Dio ti benedirà in tutto il tuo prodotto e in ogni opera della tua mano, e tu non devi esser altro che gioioso”.
19. (a) Perché il modo in cui si celebrava la festa era in armonia col suo nome? (b) Perché il tempo in cui si teneva era fra i più adatti?
19 Quasi sempre questa festa è chiamata “festa delle capanne”. Durante i suoi sette giorni gli ebrei riuniti a Gerusalemme dimoravano in capanne o tabernacoli, in armonia col nome della celebrazione. Essa cominciava cinque giorni dopo il Giorno di Espiazione, che ricorreva ogni anno il 10 tishri, e tramite il quale la nazione di Israele tornava in pacifici rapporti con Geova Dio. Quindi la festa delle capanne cominciava in un tempo molto propizio, e durava dal 15 al 21 tishri, un completo numero di giorni.
20. Secondo informazioni storiche extrabibliche, cosa faceva un sacerdote ogni mattina della festa?
20 Per la gioia che la caratterizzava, la festa era senza pari. Secondo informazioni storiche, all’alba di ciascun giorno della festa un sacerdote prendeva un recipiente d’oro della capacità di tre log (circa un litro) e scendeva da Gerusalemme a quella che è chiamata la Piscina di Siloe. Chi ha visitato l’odierna Gerusalemme ricorderà che, dopo aver lasciato la città attraverso la Porta del Letame all’angolo sudorientale, si scende fino a quello che è chiamato il Pozzo della Vergine o Pozzo di Ghihon. Da questo pozzo il re Ezechia scavò una galleria durante una minaccia d’invasione assira. I visitatori più coraggiosi ricorderanno che, dopo esser proceduti per un certo tratto a tastoni nell’oscurità di questa galleria, si esce nella Piscina di Siloe.
21. (a) In che modo il sacerdote si recava alla Piscina di Siloe, e cosa faceva con l’acqua di Siloe? (b) Quali parole della profezia potevano rammentare gli ebrei per l’allegrezza dell’occasione?
21 Seguito da una grande processione, che includeva una banda di suonatori, il sacerdote col recipiente d’oro si recava alla Piscina di Siloe, non attraverso la galleria di Ezechia, ma per altra strada. Riempito d’acqua il recipiente, il sacerdote ritornava in città e si recava nel cortile dov’era situato l’altare dei sacrifici di Geova. Dal lato sud dell’altare erano stati installati due bacini, ciascuno con un foro sul fondo. Il bacino all’angolo sudoccidentale dell’altare era riservato all’acqua della Piscina di Siloe. Il sacerdote vi versava l’acqua e questa scorreva fino a cadere alla base dell’altare. A questo punto gli ebrei presenti provavano un’immensa gioia. Forse i gioiosi celebratori ricordavano il capitolo 12 di Isaia, dov’è descritta la gioia provata dagli israeliti alla liberazione dall’esilio babilonese nel 537 a.E.V. In Isaia 12:3 si legge: “Con esultanza sarete certi di attingere acqua alle sorgenti della salvezza”.
22. (a) In che modo Geova era stato Fonte d’acqua di salvezza per gli antenati dei celebratori ebrei? (b) Come fu descritta l’allegrezza che si provava vedendo versare l’acqua di Siloe?
22 Geova Dio era la celeste Fonte della loro salvezza. Era lui che aveva liberato i loro antenati dopo settant’anni di esilio nella pagana Babilonia, dove avevano provato la sete di salvezza, salvezza giunta nel 539 a.E.V. con la caduta di Babilonia. (Isa. 44:28–45:7; Ger. 2:13) Il ricordo di quella liberazione era motivo di gioia durante la festa delle capanne. Un antico proverbio ebraico dice: ‘Chi non ha visto l’allegrezza al versamento dell’acqua di Siloe non ha mai visto l’allegrezza nella sua vita’.
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Illuminazione della festaLa Torre di Guardia 1980 | 1° agosto
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Illuminazione della festa
1. Quale speciale illuminazione c’era a Gerusalemme durante la festa delle capanne, e cosa facevano gli ebrei?
IN OCCASIONE della festa delle capanne “la città del gran Re”, la città di Geova, veniva illuminata in modo speciale. (Matt. 5:35) Di notte, nel tempio di Erode, e precisamente nel Cortile delle donne a est dell’altare, si poteva vedere qualcosa di insolito. Vi erano installati quattro giganteschi candelabri, ciascuno con quattro grandi coppe. Per riempire le coppe di olio combustibile si dovevano usare delle scale. Le vecchie vesti dei sacerdoti servivano da stoppini. Le 16 coppe accese facevano una tale luce da illuminare di notte tutta Gerusalemme. Sotto l’intensa luce, gli israeliti maschi danzavano o facevano acrobazie nel Cortile delle donne, mentre le donne osservavano la scena da una balconata. I cantori intonavano i 15 Salmi delle ascese, con l’accompagnamento musicale dei leviti. I festeggiamenti continuavano fino allo spuntar del giorno.
2. Dove stavano i gentili presenti alla festa?
2 I gentili incirconcisi presenti alla festa dovevano rimanere nel Cortile dei Gentili, separato dal Cortile d’Israele dalla barriera di pietra e dal Cortile esterno. — Vedi Atti 21:28, 29 per avere un’idea delle limitazioni imposte all’ingresso dei gentili nel tempio.
3, 4. (a) Come partecipò Gesù alla festa nell’autunno del 32 E.V., e cosa disse che poté far venire in mente agli ebrei l’acqua di Siloe? (b) In base a Giovanni 7:39, a cosa si riferiva Gesù?
3 Se teniamo conto delle notevoli caratteristiche aggiunte alla celebrazione della festa delle capanne, possiamo capire meglio alcuni interessanti commenti fatti da Gesù Cristo in occasione della festa. L’ultima volta che la celebrò fu nell’autunno del 32 E.V. Poiché a Gerusalemme i giudei cercavano di ucciderlo, Gesù lasciò la Galilea da solo e si recò alla festa senza dare nell’occhio. Verso la metà della festa, forse il 18 tishri, egli uscì allo scoperto e cominciò a insegnare al popolo, alle folle di celebratori nel tempio.
4 L’ultimo giorno della festa, il 21 tishri, era chiamato “il gran giorno della festa”. Quel giorno Gesù probabilmente ricordò al popolo il versamento dell’acqua di Siloe, quando disse: “Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi ripone fede in me, come ha detto la Scrittura: ‘Dalla sua parte più intima sgorgheranno torrenti d’acqua viva’”. L’apostolo Giovanni commenta quelle parole di Gesù dicendo: “Comunque, disse questo dello spirito che stavano per ricevere quelli che riponevano fede in lui; poiché lo spirito non vi era ancora, perché Gesù non era ancora stato glorificato”. — Giov. 7:37-39.
5. Quando cominciarono ad avverarsi quelle meravigliose parole, e in che modo?
5 Quelle meravigliose parole cominciarono ad avverarsi il giorno di Pentecoste dell’anno seguente, quando sui circa 120 discepoli, riuniti in una stanza superiore a Gerusalemme, fu versato lo spirito santo. Da loro cominciarono veramente a scorrere torrenti d’acqua viva quando, in molte lingue miracolosamente apprese, dichiararono le “magnifiche cose di Dio” alle migliaia di giudei stupefatti che si erano radunati per osservare lo spettacolo. — Atti 2:1-41.
6. L’ultimo giorno della festa cosa disse Gesù che può aver ricordato ai discepoli la speciale illuminazione del tempio?
6 Il settimo e ultimo giorno della festa delle capanne, Gesù fece un’altra osservazione che può aver ricordato ai discepoli la speciale illuminazione tipica di quella celebrazione, quella dei quattro grandi candelabri nel Cortile delle donne nel tempio. Gesù disse: “Io sono la luce del mondo. Chi segue me non camminerà affatto nelle tenebre, ma possederà la luce della vita”. — Giov. 8:12.
7. Perché fu molto appropriato che alla festa delle capanne Gesù si definisse “la luce del mondo”?
7 Che in occasione della festa delle capanne Gesù dicesse d’essere “la luce del mondo” fu molto appropriato, perché la festa assumeva le caratteristiche di una festa mondiale. In che senso? Nel senso che, secondo la legge di Dio, il “residente forestiero” entro le porte degli israeliti aveva il diritto di partecipare alla festa e di rallegrarsi col popolo eletto di Dio. — Deut. 16:14.
8. (a) Cosa c’era di particolare nei sacrifici di tori alla festa delle capanne? (b) Dal punto di vista numerico, che relazione c’è con quanto detto nel capitolo 10 di Genesi, e cosa indica questo?
8 Secondo Numeri 29:12-34, veniva offerto in sacrificio un insolito numero di tori. Il primo giorno erano offerti 13 tori, e ogni giorno dei sei successivi veniva offerto un toro in meno, fino ad offrirne sette il settimo ed ultimo giorno, giorno in cui Gesù disse: “Io sono la luce del mondo”. Perciò, per la fine della festa, erano stati offerti in totale 70 tori. Il numero 70 è multiplo di 7 e di 10, ed entrambi questi numeri rappresentano completezza, perfezione: il 7 perfezione spirituale e il 10 completezza terrena. Il 10 tishri, il Giorno di Espiazione, veniva offerto un solo toro come sacrificio di espiazione. Ma durante i sette giorni della festa delle capanne, dal 15 al 21 tishri, venivano offerti 70 tori. Come tipo, questi avrebbero provveduto abbastanza sangue per la purificazione e la salvezza dell’intero mondo del genere umano. Questo corrisponde a quanto indicato nel capitolo 10 di Genesi. Vi si trovano i nomi di capifamiglia e di nazioni, a cominciare da Noè, attraverso i suoi tre figli, fino al nome di Iobab. In tutto ne sono elencati 70, che pare abbraccino la popolazione mondiale in quel periodo postdiluviano.
9. Gesù disse di essere “la luce” di chi, e di cosa ha bisogno tutto il genere umano per ottenere la vita?
9 Perciò, al tempo giusto, fu molto appropriato che Gesù Cristo annunciasse: “Io sono la luce del mondo”, non solo la luce dei suoi unti seguaci. Riguardo all’utilità della luce, ricordiamo che solo dopo aver detto “Si faccia luce” e aver creato il sole, la luna e le stelle, e permesso alla loro luce di giungere sulla terra, Dio creò gli animali e infine l’uomo e la donna perfetti, perché godessero la luce della vita. Oggi, in questo mondo ottenebrato dal peccato e lontano da Dio, tutti possono trarre beneficio dalla luce che emana da Gesù Cristo, “la luce del mondo”. Tutti hanno bisogno della “luce della vita”. — Giov. 8:12; Gen. 1:3.
ANTITIPICA FESTA DELLE CAPANNE
10. Sotto quale aspetto la festa delle capanne è simile alle due feste precedenti, e cosa dobbiamo considerare per poterlo capire?
10 Come le due feste precedenti disposte da Dio per il suo popolo eletto, anche la festa delle capanne ha un significato antitipico nei nostri giorni. Quando cominciò? Possiamo determinarlo studiandone gli aspetti tipici e antitipici alla luce della storia.
11. Secondo i fatti storici, la “mietitura” menzionata in Matteo 13:39 cominciò forse nel 1914?
11 In Matteo capitolo 13 Gesù Cristo narrò una parabola che parla della raccolta dei prodotti del campo. Si tratta della parabola del grano e delle zizzanie. Spiegando gli elementi della parabola, Gesù disse: “La mietitura è il termine di un sistema di cose”. (Matt. 13:39) La profezia e la cronologia biblica, come pure gli eventi storici, indicano che il termine dell’attuale sistema di cose cominciò nel 1914, anno nel cui autunno terminarono i “sette tempi” di dominio gentile sulla terra senza interferenza da parte del messianico regno di Dio. (Dan. 4:23-25) La “mietitura” o raccolta dei veri cristiani che formano la classe del “grano” cominciò in quell’anno? No, perché la storia mostra che durante la prima guerra mondiale iniziata nel 1914 i cristiani adoratori di Geova furono dispersi. La loro organizzazione mondiale fu scompaginata dai nemici del messianico regno di Geova, il regno celeste che questi unti discepoli del regnante Gesù Cristo, generati dallo spirito, proclamavano con zelo. Infine nel 1918 lo sconvolgimento dell’organizzazione colpì anche la sede centrale del dedicato popolo di Geova a Brooklyn, New York.
12. Quando iniziò la raccolta predetta da Gesù in Matteo 24:31, e di quale festa contrassegnò l’inizio?
12 Nella sua profezia sul “segno” della sua presenza e del termine di questo sistema di cose, Gesù disse: “Ed egli manderà i suoi angeli con gran suono di tromba ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli”. (Matt. 24:31) Queste parole predicevano un radunamento degli “eletti” di Cristo da tutti i luoghi in cui erano stati dispersi o isolati. Questo radunamento cominciò ad aver luogo nell’anno postbellico del 1919, subito dopo il rilascio, avvenuto il 25 marzo 1919, dei membri della sede centrale di Brooklyn, che erano stati detenuti per nove mesi nel penitenziario federale di Atlanta (Georgia, U.S.A.). Fu quindi in quel memorabile anno che cominciò a vedersi l’effetto dell’antitipica festa della raccolta, o delle capanne. L’evento fu caratterizzato da un’indicibile gioia in tutto il mondo da parte dell’unto rimanente degli “eletti” di Cristo.
13. (a) Quando parlò della mietitura in Matteo 13:39, Gesù parlava della mietitura di quali persone? (b) Chi furono quelli mietuti dopo il 1919?
13 A conferma di ciò dobbiamo ricordare diverse cose importanti. Quando Gesù disse: “La mietitura è il termine di un sistema di cose”, di che stava parlando? Della raccolta dei “figli del regno”, cioè degli eredi al regno celeste generati dallo spirito. Questa classe unta dallo spirito fu prefigurata dal grano, e la loro raccolta cominciò effettivamente nella primavera del 1919. Nel corso del tempo altri furono radunati in aggiunta agli eredi del Regno che erano stati dispersi dagli eventi della prima guerra mondiale. Nel periodo che va dal 1919 in poi migliaia di altri si schierarono dalla parte dello stabilito regno di Dio e si dedicarono a Geova, vennero battezzati, generati spiritualmente e unti dallo spirito di Dio, e quindi entrarono nelle file del rimanente originale. Questi nuovi, come classe, furono prefigurati da notevoli personaggi di drammi biblici precristiani, come Rut la moabita, che divenne leale compagna dell’ebrea Naomi, sua suocera, e la regina Ester, cugina del giudeo Mardocheo, il quale divenne primo ministro dell’impero persiano sotto l’imperatore Assuero (Serse).
14. Cosa caratterizza quindi l’apertura dell’antitipica festa della raccolta o delle capanne?
14 Sia Rut che Ester entrarono in stretta relazione con la linea di Davide e con la sua preservazione fino alla prima venuta di Gesù, il “figlio di Davide”. (Matt. 1:1, 5; Rut 4:18-22; Ester 4:13, 14) La raccolta della classe di Rut ed Ester, insieme all’originale unto rimanente, contrassegna l’apertura dell’antitipica festa della raccolta, o delle capanne.
15. Chi erano quelli che celebravano questa festa autunnale, e a chi fu comandato di dimorare in capanne durante la celebrazione?
15 Un’altra cosa da tener presente: Nei tempi precristiani, erano i giudei naturali a celebrare la tipica festa delle capanne. Erano stati loro a ricevere da Geova, tramite Mosè, il comando di celebrarla. Perciò, all’epoca del raccolto autunnale si recavano tutti a Gerusalemme e dimoravano in capanne. Lo facevano anche quelli che abitavano stabilmente a Gerusalemme. La festa delle capanne suscitava ricordi del passato. Quali? Levitico 23:42, 43 risponde, dicendo: “Dovreste dimorare per sette giorni nelle capanne. Tutti i nativi d’Israele dovrebbero dimorare nelle capanne, affinché le vostre generazioni sappiano che feci dimorare i figli d’Israele nelle capanne quando li facevo uscire dal paese d’Egitto. Io sono Geova vostro Dio”. Qui si parla degli ebrei nativi.
16. (a) Durante la marcia verso la Terra Promessa, in che modo la “numerosa compagnia mista” visse assieme agli israeliti? (b) Nel tempio di Erode, ai giorni di Gesù, com’era mantenuta la distinzione fra gentili e israeliti?
16 Naturalmente, anche la “numerosa compagnia mista” di non israeliti che decisero di seguire gli israeliti e che ‘salirono con loro’ dovette dimorare in tende durante il viaggio verso la Terra Promessa. (Eso. 12:38) Tuttavia il comando di celebrare la festa delle capanne non fu rivolto alla “numerosa compagnia mista”, ma fu dato a Israele. Né la Terra Promessa fu data da coltivare alla “numerosa compagnia mista”, ma fu divisa fra le dodici tribù non levitiche di Israele, e la legge della restituzione della terra al Giubileo si applicava agli israeliti. Quindi la festa della raccolta sarebbe stata in particolare per gli israeliti. Benignamente al “residente forestiero” era permesso parteciparvi. Durante la celebrazione ai giorni di Gesù Cristo, i non israeliti o gentili non potevano andare oltre il Cortile dei Gentili, essendo separati dal Cortile di Israele tramite il Cortile esterno. Il luogo riservato loro era al livello più basso dell’intera struttura del tempio di Erode.
I CELEBRATORI CHE PORTAVANO I RAMI
17, 18. Chi erano quelli che portavano i “lulab”, e da quale versetto si dice fosse nata l’usanza?
17 Durante la celebrazione, erano gli israeliti a portare i cosiddetti “lulab” e gli ethrog (cedri). Per farci un’idea della festa ai giorni di Gesù, possiamo leggere la descrizione della celebrazione ebraica in Neemia 8:14-18. Il lulab era un mazzo di rami di vari alberi e il celebratore ebreo lo teneva in mano. Si dice che l’usanza sia derivata da Levitico 23:40:
18 “E il primo giorno vi dovete prendere il frutto di alberi splendidi, le fronde di alberi delle palme e le frasche degli alberi ramosi e dei pioppi della valle del torrente, e vi dovete rallegrare dinanzi a Geova vostro Dio per sette giorni”.
19. (a) Di cosa era composto il “lulab”? (b) Quale cerimoniale seguivano gli israeliti che portavano il “lulab” e cosa cantavano?
19 Il lulab era composto di (1) un germoglio di palma ancora ripiegato, (2) tre ramoscelli di mirto circondati di foglie, e (3) due rami di salice, lunghi, interi e dal legno rossiccio. Gli israeliti che portavano il lulab lo agitavano, e alla fine della festa se ne disfacevano. Il lulab e l’ethrog (un cedro, frutto tondeggiante simile al limone) erano portati in processione attorno all’altare nel Cortile dei sacerdoti, un giro in ciascuno dei primi sei giorni e sette giri il settimo ed ultimo giorno. Dopo ciò l’ethrog, il cedro, veniva mangiato. Nella processione si cantava il Salmo 118:25: “Ah, ora, Geova, salva, ti prego! Ah, ora, Geova, concedi successo, ti prego!” I gentili, nel loro cortile, non potevano partecipare a tutto questo.
20. Ai suoi giorni, il governatore Neemia comandò agli israeliti a Gerusalemme di manifestare quale spirito durante la festa delle capanne?
20 Il governatore Neemia, alla festa delle capanne tenuta ai suoi giorni, disse agli israeliti tornati dall’esilio babilonese: “Questo giorno è santo al nostro Signore, e non vi contristate, poiché la gioia di Geova è la vostra fortezza”. (Nee. 8:10) Gli odierni israeliti spirituali dovrebbero sentirsi allo stesso modo da che furono liberati da Babilonia la Grande nel 1919.
21. (a) Perché nella primavera del 1919 il rimanente degli israeliti spirituali si rallegrò? (b) Che specie di opera pensavano di dover compiere, ma invece che cosa fu?
21 È evidente che l’adempimento della festa delle capanne cominciò in quell’anno del dopoguerra. In vista delle loro precedenti aspettative in relazione a quell’anno, gli spirituali “figli del regno” entravano in quel periodo del dopoguerra alquanto perplessi. Ma si rallegrarono immensamente quando nella primavera del 1919 furono liberati da Babilonia la Grande. Si dedicarono immediatamente all’opera di raccolta che li attendeva. Dapprima pensavano che si trattasse solo di “un’opera di spigolatura”. A questo proposito, si veda La Torre di Guardia inglese del 1º maggio 1919, all’articolo “La mietitura è finita: Cosa seguirà?”, pagina 138, paragrafo 1. Ma invece di un’opera di spigolatura si dimostrò una mietitura su vasta scala.
22. L’unto rimanente sperava forse di stabilirsi per sempre sulla terra paradisiaca, e come si considerano in mezzo a questo sistema di cose?
22 I membri dell’unto rimanente dei mietitori vivevano, per così dire, in “capanne”, perché non riponevano i loro affetti sulle cose terrene. Non si aspettavano di vivere per l’eternità in un paradiso terrestre. Attendevano vivamente di ricevere l’eredità celeste del glorificato Signore Gesù Cristo. Perciò vedevano le cose nello spirito di Ebrei 13:13, 14: “Usciamo, dunque, verso di lui fuori del campo, portando il biasimo che egli portò, poiché non abbiamo qui una città che rimanga, ma cerchiamo premurosamente quella avvenire”. In vista di ciò si considerano pellegrini, ‘forestieri e residenti temporanei’ in questo sistema di cose, come Abraamo, Isacco e Giacobbe. — I Piet. 2:11; Gen. 47:9; Eso. 6:4; Ebr. 11:13; Sal. 119:54.
23. (a) Nel 1923 vi fu illuminazione spirituale sul rimanente che celebrava l’antitipica festa delle capanne? (b) Come fu spiegata la parabola di Matteo 25:31-46?
23 Dal celeste tempio di Geova cominciò a risplendere l’illuminazione spirituale per l’unto rimanente che era appena entrato nel moderno antìtipo della festa delle capanne. Fu durante la raccolta della classe spirituale prefigurata da Rut e da Ester che la parabola di Gesù delle pecore e dei capri, narrata in Matteo 25:31-46, ricevette speciale illuminazione per poter essere da loro compresa. Al congresso generale tenuto nel 1923 a Los Angeles, in California, il presidente della Watch Tower Society, liberato quattro anni prima dal penitenziario di Atlanta, in Georgia, considerò la parabola delle pecore e dei capri. Perché cominciasse ad adempiersi non era necessario aspettare il regno millenario di Gesù Cristo. La classe delle pecore si stava già formando. Alcuni suoi componenti erano già visibili e facevano il bene al rimanente dei “fratelli” spirituali del glorificato Gesù Cristo. Il discorso pubblico intitolato “Milioni ora viventi non morranno mai” fu applicato a loro. Essi appartenevano alle “altre pecore” di cui Gesù parlò in Giovanni 10:16.
24. Si fecero allora particolari sforzi per radunare coloro che facevano il bene ai “fratelli” spirituali di Cristo?
24 Al tempo in cui fu spiegata la parabola di Matteo 25:31-46 non furono fatti particolari sforzi per radunare quelle “altre pecore”. Ma fu espressa riconoscenza per la benignità che esse mostravano al rimanente dei “fratelli” spirituali di Cristo. A tempo debito vi sarebbe stata ulteriore illuminazione spirituale nell’antitipica festa delle capanne.
[Cartina/Immagine a pagina 17]
(Per la corretta impaginazione, vedi l’edizione stampata)
Porta
Porta
Porta
Porta
Portici reali
Portici
Portici settentrionali
Portico di Salomone
Cortile dei sacerdoti
Cortile dei gentili
Cortile delle donne
Cortile di Israele
Cortile esterno
Barriera di pietra
Tempio
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Una festa che dev’essere celebrata da miliardi di personeLa Torre di Guardia 1980 | 1° agosto
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Una festa che dev’essere celebrata da miliardi di persone
1. Quali prove a favore della partecipazione delle “altre pecore” all’antitipica festa delle capanne vennero alla luce nel 1931 e nel 1932?
Le “altre pecore” del Buon Pastore Gesù Cristo partecipano alla celebrazione dell’antitipica festa delle capanne? Vi sono rallegranti prove che vi partecipano al tempo da Dio stabilito. Nel 1931 l’illuminazione della festa fece luce sul capitolo 9 della profezia di Ezechiele. Rivelò che le persone addolorate sulla cui fronte l’uomo vestito di lino e col corno da scrivano al fianco appone un segno sono le stesse “pecore” della parabola di Gesù riportata in Matteo 25:31-46. Nel 1932 ulteriore illuminazione della festa rivelò che questa stessa classe delle “pecore” era stata prefigurata da Gionadab, figlio di Recab, divenuto amico del re Ieu d’Israele, esecutore dei giudizi di Geova. — II Re 10:15-28; Ger. 35:1-19.
2. (a) Secondo la profezia di Gesù sul “termine del sistema di cose”, quale altro radunamento doveva esserci in questo tempo oltre a quello di Matteo 24:31? (b) Nel 1935, cosa diede grande impulso a quest’opera di radunamento?
2 Non dimentichiamo che Gesù narrò la parabola di Matteo 25:31-46 come parte del “segno” che avrebbe contrassegnato la sua invisibile “presenza” e il “termine del sistema di cose”. (Matt. 24:3) In questo modo Gesù predisse che durante il “termine del sistema di cose” ci sarebbe stato un radunamento di altre persone oltre agli “eletti” di Matteo 24:31. Il radunamento di quelli che fanno il bene agli “eletti” cominciò nella primavera del 1935. Ciò che diede un grandissimo impulso a questo radunamento fu il discorso pronunciato il venerdì 31 maggio 1935 al pubblicizzato congresso dei testimoni di Geova tenuto a Washington, al quale in particolare furono invitati ad essere presenti quelli della cosiddetta classe di Gionadab.
3. (a) Quale fu l’argomento del discorso allora pronunciato, dopo di che quanti si battezzarono? (b) L’adempimento di Matteo 25:31-46 divenne quindi parte di quale “segno”?
3 Quel giorno il presidente della Watch Tower Society parlò sul tema “La grande moltitudine” e considerò la profezia di Rivelazione 7:9-14 (Authorized Version). Identificò la “grande moltitudine” con le “pecore” della parabola di Gesù in Matteo 25:31-46. Questa spiegazione fu accolta con gioia sia da quelli dell’unto rimanente che da quelli della classe di Gionadab. Il giorno seguente fu tenuto un battesimo e 840 persone simboleggiarono la loro dedicazione a Geova con l’immersione in acqua. La maggioranza di loro mostrò di appartenere alle “pecore” che sono amiche dei “fratelli” spirituali del re Gesù Cristo. Questo divenne parte del “segno” che dimostra l’invisibile presenza del regnante Gesù Cristo e anche che viviamo al “termine del sistema di cose”.
4. Come furono trasmesse quelle informazioni a tutte le “pecore”, e quale opera di radunamento proseguì?
4 Tali informazioni furono trasmesse in ogni parte della terra a tutti quelli simili a pecore, essendo pubblicate nei numeri della Torre di Guardia inglese del 1º e 15 agosto 1935. Così il radunamento della classe di Gionadab proseguì con l’autorizzazione di Geova.
5. (a) Quali proporzioni ha raggiunto l’opera di raccolta? (b) Quale precedente raccolta non ebbe però fine?
5 Nonostante tutti gli ostacoli causati dalla seconda guerra mondiale (1939-1945) e la terribile persecuzione dei testimoni di Geova in quei giorni infuocati, il radunamento delle “altre pecore” si è esteso in oltre 200 paesi e gruppi di isole. La raccolta di quelli della “grande folla” non pose però termine al radunamento di altri membri della classe di Rut ed Ester. Altri “tralci” meritevoli di divenire parte della “vite”, Cristo, continuarono ad essere radunati. (Giov. 15:1-8) Altri “rami” continuarono ad essere radunati per essere ‘innestati’ nell’“ulivo coltivato”, come descritto in Romani 11:17-24.a — Deut. 16:13.
6. (a) Secondo il comando di Geova, che spirito si doveva manifestare durante questa festa del settimo mese lunare? (b) La festa delle capanne e la festa della raccolta erano forse due distinte celebrazioni, che avevano inizio in due tempi diversi?
6 Perciò dal 1919 in poi c’è davvero stata un’antitipica festa della raccolta, caratterizzata dalla gioia propria dell’antica festa delle capanne. Le parole di Geova riguardo ai celebratori della festa delle capanne sono diventate di nuovo attuali: “Non devi esser altro che gioioso”. (Deut. 16:15) A questo punto non dobbiamo dimenticare che la festa delle capanne e la festa della raccolta erano un’unica festa, per cui non cominciavano in tempi diversi. La festa della raccolta aveva luogo contemporaneamente a quella delle capanne. Nell’antico tipo, la festa di sette giorni nel settimo mese lunare aveva due nomi semplicemente perché il dimorare nelle capanne doveva aver luogo nel periodo della raccolta nel settimo mese, tishri (etanim). Poiché nell’antico tipo la raccolta era quella degli israeliti, era appropriato che nel 1919 l’adempimento della festa della raccolta cominciasse con il radunamento di quelli prefigurati dagli israeliti naturali, cioè il rimanente degli israeliti spirituali. — Vedi la Torre di Guardia del 1º gennaio 1968, pp. 21, 22.
FUTURE PROSPETTIVE DELLA FESTA
7. Perché le future prospettive della festa delle capanne sono ottime?
7 Come sono le prospettive dell’antitipica festa delle capanne, o della raccolta, nella quale siamo già entrati? Ottime! Perché? Perché l’imminente “grande tribolazione” e la “guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente” ad Har-Maghedon non soffocheranno la gioia della nostra festa. (Matt. 24:21; Riv. 16:14, 16) Le profezie bibliche mostrano che la festa antitipica continuerà ininterrottamente nel nuovo ordine che Geova Dio stabilirà per mezzo del suo vittorioso Re-Guerriero, Gesù Cristo. I sopravvissuti alla guerra di Geova ad Har-Maghedon, cioè l’unto rimanente e la “grande folla” di “altre pecore”, continueranno la festa nel giusto nuovo ordine.b
8, 9. Quanto tempo rimarrà sulla terra il rimanente sopravvissuto, e quale prospettiva dà loro Zaccaria 14:16-19 in relazione alla festa delle capanne?
8 Per quanto tempo quelli dell’unto rimanente rimarranno sulla terra come “residenti temporanei” nell’istituito nuovo ordine fino alla loro glorificazione nel regno celeste, essi non lo sanno. Ma la loro attuale gioiosa prospettiva di celebrare la festa durante il prolungamento della loro permanenza sulla terra è ben basata sulla profetica Parola di Geova. Per esempio, in Zaccaria 14:16-19 si parla di molti altri celebratori dell’antitipica festa delle capanne, oltre a quelli che la celebrano oggi:
9 “E deve accadere che, riguardo a ognuno che è lasciato rimanere da tutte le nazioni che vengono contro Gerusalemme, devono anche salire di anno in anno a inchinarsi al Re, Geova degli eserciti, e a celebrare la festa delle capanne. E deve accadere che, riguardo a chiunque dalle famiglie della terra non salga a Gerusalemme per inchinarsi al Re, Geova degli eserciti, pure su di loro non cadrà nessun rovescio di pioggia. E se la stessa famiglia d’Egitto non salirà ed effettivamente non verrà, non ce ne sarà neanche su di loro. Ci sarà il flagello col quale Geova flagellerà le nazioni che non saranno salite a celebrare la festa delle capanne. Questa stessa sarà la punizione per il peccato d’Egitto e per il peccato di tutte le nazioni che non saliranno a celebrare la festa delle capanne”.
10. Quando tutte le nazioni scateneranno l’attacco finale contro l’antitipica Gerusalemme, chi rimarrà in vita sulla terra e chi no?
10 Ebbene, di chi si parla come di “ognuno che è lasciato rimanere da tutte le nazioni che vengono contro Gerusalemme”? Né dell’unto rimanente degli israeliti spirituali, né dei loro compagni, la “grande folla” che viene da tutte le nazioni e comincia ad adorare Geova prima che le nazioni diano l’assalto all’antitipica Gerusalemme. Il rimanente e la “grande folla” sono proprio quelli che subiscono l’attacco collettivo delle nazioni per essere rimasti leali alla “Gerusalemme celeste”. (Ebr. 12:22) I versetti precedenti (Zacc. 14:1-15) descrivono in che modo Dio guerreggia contro le nazioni attaccanti e conferma la sua sovranità sulla nostra terra. Rivelazione 19:11-21 raffigura come le nazioni, senza eccezione, attaccheranno quelli che sulla terra sostengono la “Gerusalemme celeste”, e come nessuna di quelle nazioni sopravvivrà alla “guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente” ad Har-Maghedon. Non sopravvivranno nemmeno quelli che, per così dire, se ne staranno a casa e nello stesso tempo daranno il loro appoggio agli eserciti al fronte, specialmente con la mobilitazione totale.
11. Come sarà la distruzione dei nemici ad Har-Maghedon, e perché?
11 La guerra di Dio ad Har-Maghedon significherà la distruzione eterna di tutti quei nemici, senza possibilità di risurrezione. (Matt. 25:31, 32, 41-46; Isa. 66:23, 24; Rom. 6:9; I Cor. 6:9, 10) I loro cadaveri saranno come corpi lasciati sul campo di battaglia in pasto agli uccelli necrofagi. (Riv. 19:17-21) Cosa accadrà poi?
12. Scritturalmente, quindi, chi s’intende per “ognuno che è lasciato rimanere da tutte le nazioni che vengono contro Gerusalemme”?
12 Compariranno allora quelli di cui si parla come di “ognuno che è lasciato rimanere da tutte le nazioni che vengono contro Gerusalemme”. (Zacc. 14:16) Di chi potrebbe trattarsi? Scritturalmente sarebbe “ognuno” dei miliardi di uomini morti prima della predetta “grande tribolazione” e della “guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente” ad Har-Maghedon, e per i quali c’è speranza di una risurrezione terrena.c Gesù Cristo parlò del tempo della risurrezione di “tutti quelli che sono nelle tombe commemorative”. (Giov. 5:28, 29; Riv. 20:12, 13) Fra quelli destati dai morti ci sarà un numero imprecisato di egiziani, ma allora non ci sarà alcun territorio chiamato Egitto, né alcun’altra divisione nazionale dei tempi precedenti.
13. Sotto il regno di Cristo, cosa dovranno giustamente riconoscere i risuscitati sulla terra, e, in caso contrario, cosa accadrà loro?
13 Sotto il regno millenario di Cristo, a tutti i risuscitati sulla terra si insegnerà l’unica vera religione. Si conformeranno tutti ad essa? Chi vorrà ottenere la vita eterna dovrà venire nel tempio spirituale di Geova collegato alla “Gerusalemme celeste”. Dovrà celebrare l’antitipica festa delle capanne nel cortile terrestre del tempio dove già si trova la “grande folla” che sopravvivrà ad Har-Maghedon. (Riv. 7:9-15) Dovrà riconoscere i “principi su tutta la terra” ‘costituiti’ dal re Gesù Cristo per aver cura degli affari della terra. (Sal. 45:16) Soprattutto, i risuscitati sulla terra dovranno riconoscere Geova quale Dio e Sovrano universale, “re su tutta la terra” tramite Gesù Cristo. (Zacc. 14:9) In caso contrario, Geova, il grande Datore della pioggia, non verserà su di loro le sue benedizioni tramite Cristo. (Zacc. 10:1) Per tali individui non benedetti sarà come trovarsi in una zona colpita dalla siccità, con conseguente morte.
14. Cosa significherà essere flagellati da Geova durante il regno millenario di Cristo?
14 Geova potrà servirsi anche di un “flagello” simile a quello con cui avrà colpito le nazioni che guerreggiavano contro la “Gerusalemme celeste”. (Zacc. 14:12-15) Per quegli ostinati oppositori della vera adorazione essere colpiti da lui significherà morte eterna, se necessario anche prima della fine del regno millenario di Cristo. Quei peccatori flagellati non arriveranno alla fine del dominio millenario di Cristo e non avranno quindi l’opportunità di essere in seguito dichiarati giusti da Geova Dio per ottenere la vita senza fine sulla terra paradisiaca. La loro residenza temporanea sotto il regno di Cristo sarà venuta meno allo scopo.
15. Chi coopererà lealmente con il sopravvissuto rimanente degli israeliti spirituali durante la loro permanenza nel nuovo ordine?
15 All’inizio del nuovo ordine il sopravvissuto rimanente degli israeliti spirituali abiterà ancora in tende come “residenti temporanei” sulla terra. Saranno in attesa di essere trasferiti dalla scena terrestre all’eredità celeste, per essere con Cristo e con i re-sacerdoti uniti a lui. (Riv. 20:4-6) Ma durante la loro permanenza sulla terra dopo Har-Maghedon essi avranno la leale cooperazione della classe del “capotribù”, i “principi su tutta la terra”, nel sovrintendere all’antitipica festa del settimo mese, la festa delle capanne.d — Ezec. 45:17, 25.
16. (a) Da quale gruppo saranno presi molti membri della classe del “capotribù”? (b) Quale privilegio sarebbe motivo di grande gioia per il rimanente sopravvissuto?
16 Molti membri della classe del “capotribù” saranno presi dalla “grande folla” di persone simili a pecore che sopravvivranno alla “grande tribolazione” con il rimanente generato dallo spirito. (Riv. 7:1-15) Questi saranno testimoni della risurrezione di miliardi di morti umani che verranno radunati nel cortile terrestre del tempio spirituale di Geova per celebrarvi l’antitipica festa delle capanne. Che gioia sarebbe per il rimanente spirituale continuare a risiedere sulla terra fino all’inizio di quella meravigliosa raccolta predetta in Zaccaria 14:16-19! Con indicibile gioia parteciperebbero alla celebrazione mondiale assieme a tutti questi che saranno stati redenti dal sangue prezioso dell’“Agnello di Dio”, “Cristo, la nostra pasqua”.e — Ezec. 44:3; 45:7–46:18; 48:21, 22.
17. (a) Perché la celebrazione della festa durante il regno millenario di Cristo non sarà vana? (b) Qual è la situazione verso cui gli uomini ancora in vita sulla terra avranno viaggiato, come dimorando in tende?
17 La celebrazione della festa non sarà vana, perché al culmine del regno millenario di Cristo tutti quelli ancora vivi sulla terra si inchineranno a Geova, adorandolo nel cortile del suo grande tempio spirituale collegato alla “Gerusalemme celeste”, cortile che sarà esteso a tutta la terra. Suo Figlio Gesù Cristo, che avrà portato a termine con successo il suo regno nei prestabiliti mille anni, gli restituirà il “regno”. (I Cor. 15:24-28) Quella è la situazione terrena verso cui tutti gli abitanti della terra avranno viaggiato, come dimorando in tende.
18. Cosa otterranno quelli che supereranno la prova finale decisa da Geova?
18 A quel punto avrà luogo l’ultima e decisiva prova della loro integrità verso Geova, il Sovrano universale. Chi verrà meno nella prova sarà distrutto per sempre. Chi rivendicherà Geova, superando con successo la prova suprema riceverà il diritto di abitare eternamente sulla terra paradisiaca. Questi non abiteranno più in tende, non saranno più “residenti temporanei” nel paese. Abiteranno stabilmente la terra paradisiaca. (Riv. 20:7-15) Sulla terra, sgabello dei piedi del felice Iddio Geova, la gioia provata durante la celebrazione dell’antitipica festa delle capanne continuerà per sempre. — I Tim. 1:11.
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